Una visione del futuro matriarcale di Heide Goettner Abendroth
di Heide Goettner Abendroth
Vorrei iniziare ponendo la domanda: perché abbiamo bisogno di visioni e di processi di “visioning”? A prima vista, potrebbe sembrare qualcosa di poco serio, un semplice esercizio di fantasia scollegato dalla realtà. Eppure, in realtà, tutti noi immaginiamo costantemente il futuro: lo chiamiamo spesso “fare progetti” o “pianificare”, cioè prevedere ciò che desideriamo realizzare.
Le visioni sono la versione più complessa di questa attitudine. Possono essere molto articolate, raggiungendo livelli di grande complessità quando arrivano a comprendere un intero sistema sociale.
Non si tratta però di dogmi, bensì di costruzioni intellettuali dinamiche, che si trasformano ed evolvono man mano che i loro contenuti prendono forma e si fanno concreti. Così, le visioni intrattengono un rapporto stretto con la realtà, fungendo da linee guida per le azioni future.
Senza visioni, la politica rischia di diventare un insieme di azioni senza direzione, destinate a frammentarsi invece che a produrre veri cambiamenti. Allo stesso modo, per essere realmente efficaci, le visioni devono sempre mantenere un legame con la realtà e non ridursi a semplici sogni o illusioni.
Sono due le ragioni principali per cui “Visionare un Futuro Matriarcale” è un esercizio fondamentale per orientare l’azione futura.
In primo luogo, le visioni di una società matriarcale non sono semplici illusioni o utopie astratte, spesso prive di reale impatto: al contrario, si fondano su società matriarcali realmente esistite – e tuttora esistenti – che fanno parte della storia e del patrimonio dell’umanità. Esse offrono basi solide e conoscenze concrete su cui costruire un nuovo immaginario per il futuro.
In secondo luogo, queste visioni sono oggi più necessarie che mai: senza di esse, saremmo portati ad accettare il modello patriarcale, fatto di guerra, distruzione e sofferenza, come l’unica “normalità” storica, perpetuando così una narrazione distorta che soffoca ogni speranza di cambiamento. Sapere invece che nella storia umana le società matriarcali sono esistite più a lungo di quelle patriarcali ci dà l’energia e la speranza necessarie per pensare a una ricostruzione futura. Ed è proprio di questo che si occupa “Visionare un Futuro Matriarcale”.
UNA VISIONE CHIARA
Se vogliamo parlare di una società matriarcale futura, una chiara visione può offrire punti di riferimento a tutte coloro (e coloro) che vogliano sperimentare nuovi modi di vivere e organizzarsi, rendendo duratura e potente la pratica matriarcale. Questo è il cuore della Politica Matriarcale: un modello culturale radicalmente diverso, pensato come società centrata sulla madre, basata sul consenso e sull’uguaglianza, che potrà avere un impatto decisivo sul futuro delle donne, delle madri e dell’intera umanità. Proviamo a immaginare concretamente cosa potrebbe significare.
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MICROSTRUTTURE MATRIARCALI
Sul piano sociale, adottare un modello matriarcale significa sfuggire alla crescente frammentazione della società, che isola le persone rendendole più sole e vulnerabili. Invece, si tratta di sviluppare strutture che favoriscano forme diverse di comunità di affinità: comuni, reti, alleanze tra villaggi o quartieri. Tuttavia, le vere comunità di affinità non nascono da semplici interessi condivisi — che possono cambiare rapidamente — ma dalla costruzione di un terreno comune, spirituale o intellettuale, che crea legami profondi e duraturi, simili a quelli di un “clan simbolico”.
Il principio matriarcale vede in particolare le donne come promotrici e guide di questi gruppi. I bisogni di donne e bambini, il futuro dell’umanità, sono messi al centro, superando le tradizionali dinamiche di potere maschile. Gli uomini trovano piena integrazione all’interno dei nuovi matri-clan, ma secondo un sistema di valori basato sulla cura reciproca e sul rispetto, non sulle gerarchie di potere.
Sul piano economico, l’ulteriore espansione dell’industria su larga scala, del settore militare e dei livelli di “benessere” misurati solo in termini quantitativi non è più sostenibile, soprattutto se vogliamo salvaguardare la biosfera e la vita sulla Terra.
Da questa consapevolezza nasce l’idea di un’economia di sussistenza locale e regionale, capace di offrire vera indipendenza economica alle persone e in cui la qualità della vita venga posta al di sopra della quantità. Sussistenza non vuol dire solo agricoltura e orti ma anche rafforzamento di relazioni e scambi economici, culturali e tecnologici a livello regionale. Persino la produzione di alta tecnologia può essere realizzata a livello locale, se vengono interrotti i monopoli delle multinazionali, che oggi controllano non solo le tecnologie ma anche le risorse vitali come acqua e cibo. Tutto questo dev’essere superato.
Regionalizzare agricoltura, commercio e produzione a favore delle donne e delle loro famiglie – o clan – è un principio matriarcale fondamentale, perché riguarda le basi stesse della vita umana.
Nel campo delle decisioni politiche, il principio del consenso matriarcale è centrale per una società realmente egualitaria. Può essere praticato sin d’ora, da chiunque e ovunque. Rappresenta uno stimolo prezioso alla creazione di nuove comunità. Garantisce equilibrio tra uomini e donne e tra generazioni, dando voce anche ai più anziani e ai più giovani. Di fatto, costituisce il vero fondamento ideale della democrazia, ben più di quanto non riescano a fare le democrazie formali attuali.
Nelle nuove realtà matriarcali, le decisioni sono prese da piccole unità – i matri-clan –, che sperimentano il consenso nella pratica e fanno crescere una cultura del confronto e della responsabilità collettiva. Per rendere possibile questo processo a diversi livelli, dovranno essere creati sistemi di consigli locali, regionali e interconnessi fra loro, sempre nel rispetto del principio del consenso. Oltre la dimensione regionale, però, il principio del consenso non si può applicare direttamente: il vero obiettivo resta la fioritura di regioni libere e indipendenti.
Da un punto di vista spirituale e culturale, è necessario superare tutte le religioni gerarchiche fondate su divinità trascendenti e presunte verità assolute, che hanno storicamente svalutato la Terra, l’umanità e soprattutto le donne. Occorre invece riscoprire una sacralità naturale, pienamente in linea con la visione matriarcale del mondo come realtà divina interamente pervasa dal sacro. Questo significa celebrare liberamente la vita e la natura, onorando il visibile e l’esperienza quotidiana, rendendo la spiritualità parte integrante della vita di ogni giorno.
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MACROSTRUTTURE MATRIARCALI
Regionalismo
In una società matriarcale, “grande” non significa necessariamente “migliore”: al contrario, si privilegiano le realtà più piccole, che permettono relazioni dirette e decisioni trasparenti. Queste non devono diventare così estese da impedire alle persone di comprendere e partecipare realmente: è ciò che spesso succede negli Stati nazionali e nelle superpotenze di oggi. Devono tuttavia essere abbastanza ricche e diversificate da garantire autosufficienza economica e varietà produttiva, grazie a un’economia di sussistenza e a mestieri, tecnologie e arti legate al territorio. L’unità ideale è quella della regione.
A differenza delle frontiere nazionali fissate spesso in modo arbitrario, i confini delle regioni nascono dalle caratteristiche del paesaggio e dalle tradizioni storiche. Sono le persone stesse a definire la loro “regione”, scegliendo di vivere insieme sulla base di un forte sentire condiviso, sia culturale che spirituale: un modo efficace per evitare guerre di religione o scontri di civiltà. Spesso, confini naturali come montagne, fiumi, laghi e mari coincidono con quelli culturali, delimitando il senso di appartenenza regionale.
La nuova società matriarcale si costruisce così come rete di comunità, villaggi e quartieri – vere e proprie “repubbliche locali” – e il principio del consenso impedisce la formazione di grandi agglomerati urbani fuori controllo.
Il doppio volto della società
L’essere umano è diviso in due polarità (donne e uomini, includendo ogni identità di genere). Tutte le società matriarcali storiche hanno tradotto questa realtà di fondo in una struttura sociale basata sulla parità e sulla complementarità. Lo stesso accadrà nelle società matriarcali moderne: in ogni settore, donne e uomini sono rappresentati in modo paritario.
Nella politica matriarcale, ogni clan è rappresentato all’esterno sempre da una coppia – una donna e un uomo – scelti rispettivamente dalle donne e dagli uomini del clan, del villaggio, della comunità o della corporazione. Lo stesso vale per la rappresentanza a livello di villaggio, città e regione. Così la società esprime in ogni campo, compresi economia, cultura, spiritualità oppure le associazioni di mestieri, la propria doppia anima.
Cultura e spiritualità a livello interregionale
La spiritualità, nell’orizzonte matriarcale, è la forza che collega tutte le regioni. Essa non viene istituzionalizzata in gerarchie fisse, ma trova espressione nella madre Terra e nella circolarità della vita.
Anche se le strutture matriarcali restano circoscritte alle regioni, tra queste si possono sviluppare alleanze solidali e scambi simbolici – ad esempio festival culturali comuni, doni reciproci e visite di amicizia – sempre nel rispetto della diversità e senza tentativi di proselitismo. Così nasce una rete orizzontale di regioni sorelle, diversa da qualunque struttura statale e gerarchica.
Con le tecnologie moderne e internet, queste alleanze possono estendersi ben oltre le regioni confinanti: oggi una regione sorella in Europa può condividere esperienze e idee con una in Sud America, Africa o Medio Oriente. In questo modo, si potrebbero sviluppare connessioni matriarcali tra comunità di tutto il pianeta.
Strutture globali
Per affrontare i grandi problemi globali, queste iniziative locali devono essere integrate da strutture più ampie. Tali strutture non stanno “al di sopra” delle persone, ma sono semplicemente più inclusive.
Gli Stati nazionali sono ormai superati: troppo grandi per garantire processi politici umani e trasparenti, troppo piccoli per gestire vere emergenze globali come la minaccia alla biosfera. Le sfide planetarie richiedono strategie comuni e sinergie su scala mondiale: il modello matriarcale, quindi, prevede lo smantellamento degli stati nazionali in due direzioni. Da una parte, verso la nascita di regioni autonome; dall’altra, verso una struttura globale a puro scopo esecutivo, svuotata di poteri coercitivi. Un esempio potrebbe essere un Consiglio Globale suddiviso tra il Consiglio delle Donne e quello degli Uomini. L’attuale ONU tenta di svolgere questo ruolo, ma a causa della sua struttura patriarcale e dei giochi di potere tra le superpotenze fallisce nel suo intento fondativo.
Nuova distribuzione della ricchezza nazionale
Una sfida centrale è la redistribuzione delle ricchezze degli stati-nazione: queste dovranno fluire prima verso le regioni e poi verso le comunità locali. Non si tratta di benefit individuali – né di rinforzare vecchie strutture patriarcali – ma di tali risorse affidate alle comunità matriarcali. Esattamente la metà delle ricchezze dovrà essere gestita dalle donne e l’altra metà dagli uomini. Ogni sesso avrà la possibilità di sviluppare la propria visione sociale, senza aberrazioni di potere; i progetti saranno decisi in piena trasparenza, sempre secondo il principio del consenso e dei valori materni.
Questi fondi non rappresentano una “ricompensa” per la maternità o per il lavoro gratuito delle donne, ma sono un atto di riconoscimento per tutto ciò che le donne hanno fatto nel corso della storia, in favore dell’intera umanità. Sarà così possibile alle donne cessare di richiedere aiuti pubblici insufficienti e avviare da subito progetti culturali e sociali di ampio respiro.
Con una divisione equa della ricchezza, le donne istituiranno probabilmente strutture che rispondano ai reali bisogni sociali, facendo fiorire comunità, sanità, cultura, educazione. Anche la conoscenza femminile, spesso trascurata, potrà infine trovare pieno riconoscimento, con la nascita di nuovi percorsi educativi. Gli uomini, dal canto loro, dovranno sempre concordare con le comunità su come impiegare le risorse comuni.
Strutture globali per i problemi globali
Un parte delle risorse pubbliche dei vecchi stati dovrà confluire nei Consigli Globali delle Donne e degli Uomini, composti da delegati regionali. Questi consigli utilizzeranno i fondi esclusivamente per affrontare emergenze globali – inquinamento, danni ambientali – coordinandosi con le regioni in spirito di sussidiarietà e responsabilità reciproca.
Con queste soluzioni, l’idea stessa di stato scompare: non ci sarà più posto per monarchie, autocrazie, nazionalismi democratici, imperi o superpotenze. Il concetto di “stato” come entità gerarchica diviene obsoleto. Dove nasce una società matriarcale, libera da logiche di dominio, comincia davvero una nuova storia di civiltà.
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DOVE VIENE MESSA IN PRATICA QUESTA VISIONE OGGI?
Questa visione matriarcale rappresenta un vero cambio di prospettiva proprio perché non si limita a proporre rimedi ai problemi patriarcali, ma va oltre e vuole superare il sistema attuale.
Anche oggi si possono osservare molti movimenti dove le donne svolgono un ruolo attivo e centrale, sviluppando modelli sociali alternativi — spesso senza rendersene pienamente conto. Ma il modello matriarcale consente di cogliere come queste esperienze si muovano in una stessa direzione, creando reti di collaborazione sempre più estese.
Alcuni esempi: a livello economico, numerosi movimenti ecologici, di agricoltura urbana e di città in transizione stanno promuovendo modelli non patriarcali; spesso si ispirano all’Economia del Dono Materno e alla cultura dei cerchi, dove la consapevolezza delle pratiche femminili cresce di giorno in giorno.
A livello sociale, esiste un fiorire di comunità, dalle cooperative urbane alle realtà rurali, dall’Europa alle Americhe. Molte sono guidate esplicitamente da donne, come il movimento delle donne curde, il villaggio Nashira in Colombia e la “Motherful Community”. In queste realtà, donne e madri sono davvero al centro, e viene riconosciuta loro l’autonomia di scegliere il proprio percorso di vita. Sono esempi di come il matriarcato non sia una teoria astratta, ma una possibilità concreta.
Esistono poi infiniti altri progetti, di cui molti ancora in fase di ideazione. Sono questi i semi consapevoli di una nuova società matriarcale.
Nel campo decisionale, tutte queste realtà stanno sperimentando forme di consenso e democrazia partecipata, specialmente nei consigli interamente guidati dalle donne.
Da un punto di vista spirituale e culturale, crescono i movimenti che si distaccano dalle religioni gerarchiche patriarcali. È il caso del movimento internazionale delle Dee e della Spiritualità Matriarcale, sviluppatosi dall’interno dei movimenti femministi. In questi contesti, donne e uomini riscoprono il senso dei cicli della natura e della vita, senza bisogno di gerarchie o missioni diffuse.
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PAROLE CONCLUSIVE
Oggi siamo immersi in una pluralità di forze che si contendono il futuro. Da una parte, viviamo la fine drammatica del patriarcato, che minaccia la distruzione totale di popoli e civiltà e perfino della stessa biosfera terrestre. Ignorarlo sarebbe irresponsabile.
Dall’altra parte, tuttavia, stanno crescendo nuove forze di rinnovamento, tutte dirette verso l’emergere di nuovi modelli matriarcali. Le tante creazioni delle donne, già oggi concrete e diverse, sono modelli reali: il futuro inizia da lì.
Contemporaneamente, la consapevolezza sui modelli matriarcali si diffonde con rapidità. Sempre più donne, e anche uomini, capiscono che questi saperi sono indispensabili, soprattutto di fronte alle attuali guerre e alle catastrofi sociali e ambientali: aumenta la voglia di conoscere modi di vita alternativi, non utopie astratte ma radicate nell’esperienza storica.
In particolare, le nuove generazioni di donne sentono l’urgenza di appropriarsi di questi strumenti per garantirsi un futuro.
Il fatto che questa rivoluzione silenziosa non sia visibile nei media mainstream non deve stupire: le donne impegnate per il futuro sono molte, agiscono in silenzio ma sono ovunque e costruiscono reti alternative che vanno avanti da tempo.
Osservare questa rinascita, vedere giovani e giovanissime donne che si riconnettono alla forza delle “antenate”, dà speranza. Le donne sono ovunque, sono tante, rappresentano metà dell’umanità. Saranno loro, in definitiva, a portare al superamento dell’attuale patriarcato e a rendere quel sistema solo un ricordo del passato.
Perché una cosa è certa: il futuro dell’umanità sarà matriarcale. Altrimenti, non ci sarà alcun futuro.
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