I 12 ARCHETIPI DELL'ESSERE


 

I 12 ARCHETIPI DELL'ESSERE

Carol Pearson, nel suo libro "Risvegliare l'eroe dentro di noi. Dodici archetipi per trovare noi stessi". sviluppa un modello che identifica 12 archetipi fondamentali, ispirati alla psicologia analitica di Carl Gustav Jung. Questi archetipi rappresentano fasi del viaggio dell'eroe e aspetti universali della psiche umana, aiutandoci a comprendere meglio il nostro comportamento, le sfide che affrontiamo e il nostro potenziale.
Il Viaggio dell’Eroe è il viaggio dell’Io per raggiungere l’Autorealizzazione, l’Individuazione.
Ogni stadio della vita, ogni passaggio cruciale, è scandito dall’attivazione di precisi archetipi. Dalla nascita alla morte, dall’infanzia alla vecchiaia, dall’adolescenza alla maturità, ogni aspetto della nostra vita può essere portato alla consapevolezza, esplorato, vissuto e realizzato grazie al supporto dell’Approccio Fenomenologico e della Teoria degli Archetipi.
I nostri momenti di cambiamento, di trasformazione interiore, di morte psicologica di una parte di noi, non sono altro che un passaggio dall’influenza di un archetipo ad un altro, e spesso coincidono con le fasi cruciali della vita (andare a vivere da soli, cambiare lavoro, sposarsi, ecc.).
Gli Archetipi li ritroviamo nei miti, nelle leggende, nelle fiabe, nei sogni, nelle visioni e nelle espressioni religiose e artistiche di tutti i popoli della terra, dalla Grecia all’antico Egitto, dall’India alla Cina e al Giappone, dall’Africa all’Oceania. Gli Archetipi fondamentali sono 12, come i mesi dell’anno, come i Segni dello Zodiaco, come le fatiche di Ercole, come gli Apostoli. Tutti gli Archetipi sono potenzialmente dentro di noi, ma solitamente si ha un particolare rapporto con due o tre di essi che risultano dominanti in noi e in questa nostra vita. Alla fine quello che conta è trovare l’armonia tra di essi.
Il Viaggio dell’Eroe ci porta alla fine a trovare il Tesoro del nostro vero Sé.
©Paola Biato
#Metafiabe #12archetipi
L’Orfano
Quando l’Innocente cade, si rialza e ancora crede.
Ma a volte la caduta è troppo profonda, e la terra troppo dura per rialzarsi senza cicatrici.
Così nasce l’Orfano: quella parte dell’anima che ha perso la casa, la fiducia, la promessa di un mondo buono.
L’Orfano è colui che un giorno ha capito che nessuno sarebbe venuto a salvarlo.
Vive in noi ogni volta che il cuore è tradito, quando l’amore si spezza, quando il maestro non ci vede, quando l’amico volta le spalle.
Ogni volta che un sogno si dissolve come nebbia al sole, l’Orfano si risveglia, ferito ma lucido, e impara che la vita non protegge sempre, non consola sempre.
Eppure, proprio da questa disillusione nasce la sua forza più grande: la capacità di stare in piedi da solo, di ricominciare senza promessa, di costruire senso dove sembra non esserci più nulla.
L’Orfano conosce il gelo della disillusione e il cinismo che tenta di proteggerlo.
Ha imparato a non chiedere troppo, a non fidarsi troppo, a non amare troppo.
Ma dietro quella corazza vive ancora una nostalgia: il desiderio segreto di appartenere, di sentire che la vita ha un senso più grande della sopravvivenza.
Quando l’Orfano smette di maledire la perdita e comincia ad abitarla, qualcosa si trasforma.
Come Adamo ed Eva dopo l’esilio, come Lucifero caduto nella materia, egli impara che la separazione non è una condanna, ma una via verso la piena umanità.
Solo chi ha conosciuto il tradimento può imparare la compassione.
Solo chi ha perso la fede cieca può ritrovare una fede vera, radicata nella realtà, tessuta di carne e spirito insieme.
Allora l’Orfano diventa fratello degli altri orfani, e da quella fraternità — fragile ma autentica — nasce la cooperazione, la solidarietà, il senso di appartenenza alla grande famiglia dei viventi.
Non c’è più un dio lontano a dare senso alle cose: l’anima stessa diventa luogo sacro, e la vita un atto continuo di creazione condivisa.
L’Innocente
C’è in ognuno di noi un luogo incontaminato, un giardino ancora intatto dove tutto nasce con fiducia.
È lì che vive l’Innocente: colui che crede, che ama senza calcolo, che guarda il mondo come se ogni mattino fosse il primo giorno della creazione.
L’Innocente danza nudo sotto il cielo e dice: “Sì, la vita è buona.”
E quando si affida, la vita davvero lo sostiene.
Nell’infanzia, quando l’amore ci avvolge come un manto e qualcuno crede in noi, l’Innocente si sveglia e inizia a cantare. È la voce che ci accompagna quando apriamo il cuore, quando cominciamo un viaggio, quando osiamo sperare ancora.
Ma col tempo, questa creatura luminosa incontra la caduta: la delusione, la ferita, la paura.
Allora l’Innocente tenta di nascondersi, di tornare in quel mondo perfetto dove nessuno soffre. Costruisce castelli di sogni, si rifugia nel bianco della purezza e non vuole vedere l’ombra.
Nei suoi occhi la realtà sembra troppo dura, e così si chiude, o finge che vada tutto bene.
Ma la vita — maestra severa e compassionevole — non tollera illusioni a lungo.
Arriva un giorno in cui l’Innocente deve essere sacrificato: non ucciso, ma offerto.
Come nei miti antichi, quando il fanciullo sacro o la vergine luminosa venivano donati al fuoco o alla terra, così anche in noi l’Innocente è chiamato a morire alla propria illusione di purezza per rinascere alla verità dell’anima.
È allora che la fede si trasforma: da cieca speranza diventa fiducia profonda.
L’Innocente che ha attraversato la ferita conosce la fragilità e la accoglie; ha imparato che il Paradiso non è un luogo perduto, ma uno stato del cuore.
E sa che ogni volta che dice “sì” alla vita — anche quando brucia — la vita gli risponde, con la voce dell’Amore che non inganna.
INFORMAZIONI: xena2997@gmail.com

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